Gay & Bisex
La mia prima volta con un camionista
19.01.2026 |
6.829 |
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"L’ho leccato con calma, girando intorno, dentro, assaporando ogni piega mentre lui gemeva basso, una mano che mi accarezzava i capelli e l’altra che si menava sopra di me..."
Era un pomeriggio afoso di fine agosto sulla Bocca Serriola, il sole che bruciava l’asfalto e faceva salire ondate di calore dalla strada. Pedalavo da ore con la mtb, sudato fradicio: la maglia incollata alla schiena, le cosce lucide, e soprattutto il culo bagnato e appiccicoso, quel sudore denso che si accumula tra le natiche dopo una giornata intera in sella, rendendo ogni pedalata scivolosa e calda.In cima a una curva ampia vedo un camion grigio e polveroso fermo in una piazzola sterrata a bordo strada. Portiera aperta, il guidatore era sceso a pisciare proprio lì, di spalle ma in bella vista. Un cinquantenne rozzo, corpo pesante da vita in cabina, pancia che sporgeva dalla camicia a quadri sbottonata, petto peloso e lucido di sudore, jeans calati fino a metà coscia. Teneva in mano un cazzo grosso, spesso, venoso, e lo scrollava dopo un getto lungo contro il guardrail, senza fretta.
Ho rallentato, poi mi sono fermato una decina di metri più avanti, appoggiando la bici al palo. Facevo finta di aggiustare il casco e non riuscivo a staccare gli occhi: quel coso largo che dondolava ancora mezzo duro, lucido di piscio e sudore, mi faceva pensare all’odore forte di maschio che poteva portare quel rozzo di fronte a me. Lui si è girato, mi ha beccato a fissarlo, ha fatto un ghigno storto e ha detto con voce roca:
«Ti piace quello che vedi, ciclista? Vieni qui, non fare il timido.»
Avevo il cuore in gola ma mi sono avvicinato, Lui non si è coperto, ha solo allargato le gambe e si dondolava quel cazzo duro, era veramente bello e quindi. Mi sono chinato, il mio culo sudato che bruciava dentro i pantaloncini e il mio cazzo che si indurisce subito, non ho esitato e ho preso quel cazzo in bocca. Sapore intenso, salato di piscio fresco misto a sudore di giornata intera. L’ho odorato bene e gustato piano, poi con la lingua e la bocca l' ho riempito di saliva e scendevo sempre più profondo, sentendolo gonfiarsi mentre lui respirava pesante e mi teneva la testa con una mano ferma ma non brutale.
Dopo un paio di minuti ha borbottato: «Fuori è troppo esposto. Sali in cabina, che facciamo con calma.»
Mi ha fatto alzare, ha chiuso la portiera e siamo entrati nella cabina bollente. Odore denso: sudore vecchio, caffè stantio, gasolio, maschio vero. Mi ha fatto sedere sul sedile passeggero, lui si è accomodato al posto guida con i jeans ancora abbassati, gambe larghe. «Continua» ha detto solo, indicando il suo pacco.
Mi sono chinato di nuovo: dopo averlo succhiato a fondo, sono sceso sulle palle pelose, sudate da morire dal sapore acre, salmastro, autentico. Le ho leccate una per una, succhiandole piano mentre lui ansimava piano. Poi, senza che me lo chiedesse, ho continuato più in basso: ho sollevato le sue cosce, ho infilato la lingua tra le natiche, trovando quel buco saporito da uomo di strada, muschiato, sudato, intenso. L’ho leccato con calma, girando intorno, dentro, assaporando ogni piega mentre lui gemeva basso, una mano che mi accarezzava i capelli e l’altra che si menava sopra di me.
«Cazzo… continua così, bravo» ha mormorato, la voce roca ma quasi dolce.
Dopo un po’ mi ha tirato su, mi ha fatto girare di schiena, mi ha abbassato i pantaloncini fino alle ginocchia (il mio culo sudato era lì, umido e aperto dal caldo), mi lecca per bene epoi è entrato dentro piano, sfruttando quel sudore e quella saliva tutto al naturale. Spingeva profondo, ritmico, tenendomi per i fianchi con mani calde e sicure, il camion che dondolava leggermente a ogni colpo, i vetri che si appannavano sotto il sole pomeridiano. Io gemevo contro il cruscotto, il sapore di lui ancora in bocca, il culo che bruciava e godeva allo stesso tempo.
È venuto dentro con un gemito lungo, restando fermo per qualche secondo, poi è uscito lentamente, ansimando. Si è pulito con un fazzoletto, si è tirato su i jeans e ha sorriso storto.
«Grazie, ciclista. Sei proprio una bella sorpresa su questa strada. Se ripassi… fermati di nuovo, eh?»
Ha acceso il motore con un rombo basso, ha chiuso la portiera e se n’è andato piano, lasciandomi lì sulla piazzola con le gambe tremanti e il culo ancora sgoccioante di sperma, la bocca piena del suo sapore rozzo e vero.
Ho ripreso la bici, ho pedalato verso casa con il corpo che tremava e un sorriso che non volevo spegnere. Non so chi fosse, Ma quel pomeriggio sulla Bocca Serriola, con il camionista che piscia a bordo strada e mi fa scoprire quanto posso essere porco e felice, resta uno dei ricordi più vivi che ho.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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